In viaggio verso Mineo
Sultan Filimci mi può raccontare quali sono gli elementi scaturiti dall’incontro col nuovo compagno e la visione del documentario di Ferrari che vi hanno portato all’idea del viaggio? Che cosa insomma vi ha stimolati a voler partire?
Sono stati due gli ispiratori del nostro Viaggio: il primo è stato Elyas, giunto nelle nostra classe tre anni fa dalla lontana Eritrea. Ci ha colpito molto ascoltare il suo viaggio. Il secondo ispiratore è stato il regista Stefano Ferrari. Grazie al suo documentario “Lo stesso mare” (2014) abbiamo visto ciò che succede in Italia in riferimento agli immigrati che giungono via mare.
Condividere la vita con un compagno che ha dovuto affrontare un viaggio senza la propria famiglia ci ha condotto a riflettere anche sulla nostra condizione nonché sul nostro modo di vivere. Perché le persone abbandonano la loro famiglia? Perché rischiano la vita per raggiungere l’Europa? Siamo in grado in quanto classe di apportare il nostro aiuto a chi arriva in Europa e si trova spaesato?
Come vi siete preparati – in classe, ma anche privatamente – prima di affrontare il viaggio? Quale messaggio e/o quale quesito avete voluto portare con voi?
"Leggere è stata una prerogativa senza la quale non saremmo riusciti ad avvicinarci al tema".Abbiamo analizzato romanzi, letto articoli, svolto ricerche sull’immigrazione e visto documentari.
Volevamo portare un messaggio di vicinanza e solidarietà a coloro che affrontano viaggi colmi di insidie e pericoli, e come obiettivo finale volevamo raccogliere le loro storie, ascoltando i motivi che li hanno spinti ad abbandonare il loro paese.
Come mai avete scelto proprio la Sicilia e Mineo come destinazione del vostro viaggio?
Semplice. Abbiamo scelto questa meta poiché era la meta di Stefano Ferrari. Il suo documentario ci ha colpito molto e abbiamo deciso di imitarlo restando in contatto con lui. Inoltre, la Sicilia è il luogo in cui avvengono più sbarchi ed è l’isola che affronta in maniera sentita i “problemi” legati alla migrazione e all’accoglienza.
Mi racconti un paio di episodi significativi del vostro viaggio? Un paio di momenti forti che hanno segnato i partecipanti.
Vi riporto alcuni passi estrapolati dai "Diari di bordo" dei miei studenti (vedi intervista integrale ndr.). I momenti significativi sono racchiusi tra queste righe che ricordano i momenti di incontro con i migranti
Dal diario di Genc, 2 luglio 2017 | Oggi abbiamo avuto modo di conoscere venti migranti che risiedono presso il CARA di Mineo. (...) È stato difficile parlare con loro in inglese e francese. Per fortuna ci hanno aiutato i prof e Shana (che sa bene il francese). Ponendo loro domande ci siamo resi conto che molti hanno dovuto abbandonare la propria famiglia, i propri parenti, amici per trovare un lavoro e aiutare i genitori rimasti nei loro paesi d’origine e molti sono scappati a causa dei conflitti e della guerra. Molti avevano solo intenzione di spostarsi in Libia e lavorare, così da poter mandare solidi alla famiglia, ai figli. (...) Abbiamo anche giocato con loro usando libri e quiz che aiutassero loro a capire il significato di alcune parole importanti in italiano. Loro per ringraziarci, hanno cantato e suonato canzoni tipiche della loro cultura.
"È stato emozionante sentire le loro voci e sentire il loro dolore ma anche la speranza"
Quale insegnamento hanno riportato a casa i giovani partecipanti? E non era possibile ottenere lo stesso risultato restando in classe?
Una cosa è leggere in aula articoli e romanzi, altra cosa e parlare con i migranti, guardarli negli occhi ed entrare in contatto con loro (tra l’altro attraverso l’inglese e il francese nel nostro caso). Prolungare il processo educativo al di là delle quattro mura dell’aula, permette di creare una tensione all’apprendimento unica e irripetibile.
L’insegnamento più forte è stato il seguente: alla luce di quanto accade in molti paesi europei i cui governi attuano politiche di chiusura rispetto ai rifugiati e ai richiedenti in generale, siamo convinti che si possa assumere un atteggiamento più equilibrato. Non si tratta di finto buonismo, ma di una solidarietà che permette di guardare il nostro simile negli occhi e ascoltare la sua storia.
E ora? Cosa succederà con questa esperienza?
Siamo un gruppo che ha un legame forte perché abbiamo vissuto un viaggio con la V maiuscola. Ci sentiamo cambiati e abbiamo condiviso insieme momenti forti e indimenticabili. Abbiamo raccolto molte impressioni positive sul nostro progetto e ciò ci spinge a creare altre idee, altre mete.
È cambiato qualcosa e cosa nella percezione del tema dopo questo viaggio?
Abbiamo approfondito un tema delicato e siamo più preparati ad affrontare la società. Quando conosci i lineamenti di un fenomeno e ne riconosci anche le cause, puoi assumere un atteggiamento più oggettivo quando si tratta per esempio di fare scelte politiche. Eviti di farti influenzare dal pensiero della massa e assumi un atteggiamento maturo e consapevole.
Sono stati due gli ispiratori del nostro Viaggio: il primo è stato Elyas, giunto nelle nostra classe tre anni fa dalla lontana Eritrea. Ci ha colpito molto ascoltare il suo viaggio. Il secondo ispiratore è stato il regista Stefano Ferrari. Grazie al suo documentario “Lo stesso mare” (2014) abbiamo visto ciò che succede in Italia in riferimento agli immigrati che giungono via mare.
Condividere la vita con un compagno che ha dovuto affrontare un viaggio senza la propria famiglia ci ha condotto a riflettere anche sulla nostra condizione nonché sul nostro modo di vivere. Perché le persone abbandonano la loro famiglia? Perché rischiano la vita per raggiungere l’Europa? Siamo in grado in quanto classe di apportare il nostro aiuto a chi arriva in Europa e si trova spaesato?
Come vi siete preparati – in classe, ma anche privatamente – prima di affrontare il viaggio? Quale messaggio e/o quale quesito avete voluto portare con voi?
"Leggere è stata una prerogativa senza la quale non saremmo riusciti ad avvicinarci al tema".Abbiamo analizzato romanzi, letto articoli, svolto ricerche sull’immigrazione e visto documentari.
Volevamo portare un messaggio di vicinanza e solidarietà a coloro che affrontano viaggi colmi di insidie e pericoli, e come obiettivo finale volevamo raccogliere le loro storie, ascoltando i motivi che li hanno spinti ad abbandonare il loro paese.
Come mai avete scelto proprio la Sicilia e Mineo come destinazione del vostro viaggio?
Semplice. Abbiamo scelto questa meta poiché era la meta di Stefano Ferrari. Il suo documentario ci ha colpito molto e abbiamo deciso di imitarlo restando in contatto con lui. Inoltre, la Sicilia è il luogo in cui avvengono più sbarchi ed è l’isola che affronta in maniera sentita i “problemi” legati alla migrazione e all’accoglienza.
Mi racconti un paio di episodi significativi del vostro viaggio? Un paio di momenti forti che hanno segnato i partecipanti.
Vi riporto alcuni passi estrapolati dai "Diari di bordo" dei miei studenti (vedi intervista integrale ndr.). I momenti significativi sono racchiusi tra queste righe che ricordano i momenti di incontro con i migranti
Dal diario di Genc, 2 luglio 2017 | Oggi abbiamo avuto modo di conoscere venti migranti che risiedono presso il CARA di Mineo. (...) È stato difficile parlare con loro in inglese e francese. Per fortuna ci hanno aiutato i prof e Shana (che sa bene il francese). Ponendo loro domande ci siamo resi conto che molti hanno dovuto abbandonare la propria famiglia, i propri parenti, amici per trovare un lavoro e aiutare i genitori rimasti nei loro paesi d’origine e molti sono scappati a causa dei conflitti e della guerra. Molti avevano solo intenzione di spostarsi in Libia e lavorare, così da poter mandare solidi alla famiglia, ai figli. (...) Abbiamo anche giocato con loro usando libri e quiz che aiutassero loro a capire il significato di alcune parole importanti in italiano. Loro per ringraziarci, hanno cantato e suonato canzoni tipiche della loro cultura.
"È stato emozionante sentire le loro voci e sentire il loro dolore ma anche la speranza"
Quale insegnamento hanno riportato a casa i giovani partecipanti? E non era possibile ottenere lo stesso risultato restando in classe?
Una cosa è leggere in aula articoli e romanzi, altra cosa e parlare con i migranti, guardarli negli occhi ed entrare in contatto con loro (tra l’altro attraverso l’inglese e il francese nel nostro caso). Prolungare il processo educativo al di là delle quattro mura dell’aula, permette di creare una tensione all’apprendimento unica e irripetibile.
L’insegnamento più forte è stato il seguente: alla luce di quanto accade in molti paesi europei i cui governi attuano politiche di chiusura rispetto ai rifugiati e ai richiedenti in generale, siamo convinti che si possa assumere un atteggiamento più equilibrato. Non si tratta di finto buonismo, ma di una solidarietà che permette di guardare il nostro simile negli occhi e ascoltare la sua storia.
E ora? Cosa succederà con questa esperienza?
Siamo un gruppo che ha un legame forte perché abbiamo vissuto un viaggio con la V maiuscola. Ci sentiamo cambiati e abbiamo condiviso insieme momenti forti e indimenticabili. Abbiamo raccolto molte impressioni positive sul nostro progetto e ciò ci spinge a creare altre idee, altre mete.
È cambiato qualcosa e cosa nella percezione del tema dopo questo viaggio?
Abbiamo approfondito un tema delicato e siamo più preparati ad affrontare la società. Quando conosci i lineamenti di un fenomeno e ne riconosci anche le cause, puoi assumere un atteggiamento più oggettivo quando si tratta per esempio di fare scelte politiche. Eviti di farti influenzare dal pensiero della massa e assumi un atteggiamento maturo e consapevole.